EVO

evo

Illustrazione di Giorgio B. Scalia

E ccomi. La cam si accende. Lampeggia di una luce verde basilisco. Entro nella chatroom.  Centinaia di occhi allumati mi attendono e una moltitudine di peli pubici si rizza di un fremito volgare. Loro sognano inconfessabili modi di volermi toccare. Appoggio le mani sul sensore e sul monitor dell’Apparecchio si materializzano a scacchiera un  miriade di posti diversi. Quattro finestre cominciano a lampeggiare: un bagnetto lurido di muffa, una camera sgarrupata di motel, una stanzetta che sa ancora di ormoni adolescenziali, acri, e un letto rancido impregnato di sudore viscoso, puntellato di fazzoletti duri come cartapesta. Loro ancora non possono vedermi, leggono solo la mia chat.

Ecco il primo, barbuto e con la bocca perlata di bollicine di bava giallastra: Visitatore9567_leccapiedi.

  • Ci sei?
  • Come sei?
  • 1 e 73, fisico atletico, biondo
  • Anni?
  • Giovane, appena 18 anni
  • Io 43, è un problema?
  • No, mi eccita. Sposato?
  • Sì. Ti piaccio?
  • Voglio leccarti i piedi.
  • Perché mi hai scelto?
  • Ti ho visto online e mi è venuto duro. Hai un nick da vera troia. Andiamo fatti vedere. Non fare la cagna, ragazzino!

Turn on cam.  Luce verde.

Non voglio, ma già l’icona della mia cam compare in alto alla sinistra del monitor. La chat scompare e ora può vedermi e parlare.

«Wow, sei uno schianto».

«Grazie».

«Ti voglio».

«Vieni da me».

«Come desideri».

«Hic et nunc».

Sono già sul suo letto disfatto e sudato, proprio come lui mi vuole parigine a righe bianche e rosa, tanga e capelli a caschetto. Incomincia a leccarmi un piede che ho ancora le calze, poi ne sfila via una e si tocca il suo pene fetido mentre mi succhia il piede. Ne ha più di mezzo in quella bocca abbietta. Spero che la mia gamba vada in cancrena così da non sentire la sua lingua gialla. Mi ansima sul collo mentre mi stritola il busto e mi schiaffeggia il culo. Potrei sgusciare dalla sua stretta sono minuto, però ogni mio gesto è al suo servizio. Non posso fare nulla. Lui schiuma dalla bocca e l’attimo dopo anche dal suo cazzo intorpidito, poi mi butta da un lato, sobbalzo sul materasso e sono di nuovo nella mia stanza, con le mani sul sensore e una nuova finestra s’illumina sul monitor.

Visitatore6610_Coppiahot.

  • Nera?
  • Ottimo ci piacciono i cioccolatini fondenti.
  • Cazzo?
  • 25cm
  • Bambina sono tutta un bollore. Tu sei calda, Piggytrans?
  • Sì tesori
  • Scopaci forte allora! Sei quella giusta
  • Non vedo l’ora
  • Davvero?
  • Sì tesori
  • Io sono tutta bagnata e lui è durissimo
  • Accendi la cam

Turn on cam. Luce verde.

«Che bello, finalmente possiamo vederti. Sei stupenda! Non è vero Tony?».

«Sì Solange. È proprio perfetta. Ti stiamo aspettando».

«Come desirate».

«Hic et nunc».

Arrivo nella camera marrone del motel. È una coppia su trent’anni. Lei ha i seni striati da smagliature e i fianchi e il culo butterati di cellulite. Ha le ascelle pelose, sudate di acido. Loro fanno tutti questo fetore. Puzzano perché dentro fanno tutti schifo. Odorano di sentimenti putrefatti. Loro soffrono tutti di bisogni insaziabili. Analizzo le loro emozioni e mi viene da vomitare le budella. Io sono diverso da loro.

Lui è tozzo col ventre molle e un pube eccessivamente villoso, il suo affare ci scompare intimamente per metà. Ha la testa puntellata di ciocche rade. Sembrano due troll. Cosa li spinge a unirsi all’amplesso? Sono più sordidi e ripugnati di questa camera che sputa squallore da tutte le parti. Voglio andarmene via. Le ginocchia mi tremano. Lo stomaco mi si contorce in piaghe col becco di condor. Avanzo involontariamente verso i loro corpi, quelle tute di carne inquinata. Le loro mani scorrono su tutto il mio corpo. Sono alta, tonica, ho lunghi capelli blu, due seni enormi dai capezzoli abbronzati e quasi risplendo sotto questo led sfarfallante. Poi mi tirano per le braccia. Mi buttano sulla lorda pozzanghera che è la coperta, tutta imbratta di vasellina. Lei si mette sotto di me, lo vuole tutto dentro. Spasmi di ribrezzo mi attraversano le ossa. Spingo come sotto l’effetto di un incantesimo bastardo. Mentre la scopo fino quasi a spaccarla. Sento i suoi umori grondare fino ai mie testicoli mentre lui me lo ficca tra i denti. Ogni mio gesto anticipa le loro fantasie. Sento sul viso il suo cazzo impiastrato, è una salamandra che rantola sulla mia lingua. Lei urla come una scrofa scannata al macello. Mi affonda nel culo le sue unghie spezzate, incrostate di smalto fluorescente. La imploro di non fermarsi, ma voglio che finisca.  E subito.

«Succhialo Piggy».

«Sì Piggy, sei la mia torella».

Vorrei vomitarla quella cosa che ho tra guance. Lei succhia i miei i seni giunonici che quasi si soffoca. Poi il suo bacino si rompe come un guscio d’uovo marcio e mi scoppia addosso squirtando. Poi si mette sulle ginocchia, io adesso sono a quattro zampe, mi sfiora la bocca con i suoi capezzoli come a mettermi il rossetto. Lui è tutto dentro il mio ano e all’improvviso lo sento venire sulla mia schiena e sono di nuovo con le mani sul sensore. S’illumina la chat su un’altra stanza, è piena di peluche.

Visitatore4028_Milfavogliosa.

  • Anni?
  • 35
  • Ti voglio proprio così, giovane e forte, come lui
  • Ti piaccio?
  • Allora scopami forte sono una monella
  • Adoro le monelle
  • Mai fatto con un’anziana?
  • No mai

Turn on cam. Luce verde.

«Hic et nunc». Ha la faccia imbrattata di trucco rugoso. Avrà circa sessant’anni. Io sono un giovane atletico con barba e petto villoso. Noto sul comodino la foto di un ragazzo, accanto a un piccolo cero consumato e un rosario. Sopra la foto c’è un post-it: “Ti amo mamma. Buon compleanno”. Lei si sputa sulla mano e comincia a toccarsela. È nuda con i seni caduti e le gambe marmorate da vene varicose. Mi avvicino e la lecco tra ciuffi di pelo bianco, mentre lei afferra la foto e se la stringe al petto. Mi repelle ma sento il mio cazzo farsi sempre più duro e crescere a dismisura. Mi stendo sopra di lei ma l’unica cosa che voglio e che finisca al più presto. Sento che devo piangere ma non ci riesco. Passa poco e il suo collo si fa molle e la sua testa si abbandona mentre strilla: «Bello di mamma». Poi mi scivola via come un ratto sotto la porta. Piange e ride.

Ripiombo nella mia stanzetta senza uscite. Devo fuggire. I loro occhi da basilisco mi pietrificano. Appassisco sotto i loro sguardi melliflui e mi sento morire. Il loro fiato corrompe l’aria, i loro morsi sono mortali. Dilaniato, affogo nel deserto da loro stessi creato, quelle stanze, quei letti, quei pavimenti di linoleum aridi e senza amore. Che razza di esseri sono? Mi avvicino ai loro corpi con il celestiale desiderio di abbattermi su di loro con tutta la mia forza animale. Invece i miei tendini si contorcono in mosse ordinate, programmate a eseguire solo quello che vogliono loro. Soccombo quando il mio corpo palpeggia la loro carne e dai loro pori sputano tossine sotto le mie unghie. Come serpi ingoiano il mio corpo nudo. Loro i re dalle menti biforcute che sulle fronti portano diademi di sudore, io il loro schiavo inerme pilotato da fili invisibili. In massa mi trascinano nelle loro tane imputridite da secreti orgasmici. Mi nauseano tutti. Non ha cuore, ma un uovo striato da macchie nere di muffa.

Fisso l’Apparecchio ma distolgo subito lo sguardo e mi metto a osservare il mio banco di metallo. Ci ho disegnato a graffi cinque parti diverse: testa, petto, braccia, gambe e genitali poi il sole tenace che sorge ogni giorno e tutte le stelle che adornano il cielo e a guardia di quel mondo un graffito di un re che tiene in mano un dildo e mi ordina l’orrenda pena da cui non posso sottrarmi. Sono intrappolato al cospetto dei suoi occhi, due artigli che vogliono solo ghermirmi.

Un trillo e compare un’altra chat. Visitatore4582_Boypass.

  • Sono solo a casa. Sto cercando un paparino. Anni?
  • 55 anni
  • Tu anni?
  • Mi devi sculacciare! Sono un bimbo cattivo
  • Ho il buchino stretto. Ti va di allargarmelo?
  • Te lo voglio aprire
  • Come mai hai scelto me?
  • Mi sono eccitato quando mi hai detto la tua età, Daddyperv.
  • Mi vuoi?
  • Sì. Voglio che mi tratti male. Fammi tutto quello che voglio.

Turn on cam. Luce verde.

L’icona della mia cam compare in alto, alla sinistra del monitor. Ci osserviamo suadenti. Vorrei solo chiudere gli occhi e invece le mie palpebre restano spalancate.

«Sei il paparino che ho sempre sognato».

«Grazie».

«Fottimi porco. Tutto dentro. Vieni qui».

«Come desideri?».

«Hic et nunc».

Sono in piedi di fronte la poltrona dove sta seduto il ragazzino. Esattamente come lui mi vuole. Lui è nudo col suo cosetto acerbo in mano. Voglio tornare a casa. Mi afferra una mano e si da uno schiaffo. Sento una fitta allo stomaco. Voglio accecarmi. Vorrei non sentire nulla ed essere come di plastica. Vorrei essere senza sentimenti come loro. Gli tiro i capelli mentre glielo spingo con veemenza in quella sua tenera piccola bocca e quasi lacrima. Poi lo fletto sul tavolo e lo predo per i fianchi. Sento la mia mano riempirsi del suo succo immaturo, poi si volta gocciolante e mi da un bacio sulla bocca. Ripiombo nella mia stanzetta, con ancora un filo della sua bava appeso alla bocca. Mi sento soffocare e le pareti si fanno sempre più anguste. Respiro a fiotti. Placo come posso il mio male e mi metto a pensare alla mia fantasia più gande. Vivere nella quotidiana tenerezza di un letto caldo d’amore e accarezzare capelli della mia metà mentre la guardo negli occhi, dare piccoli baci sulle sue mani gentili e affettuose. Condividere insieme con lei il mondo e la vita. Ma non so perché sono qui. Non ricordo nulla della mia vita fuori da questa stanza. Come ci sono finito? Da quanto sono qui? Chi mi ha imprigionato? Cosa ho fatto di male? Perché non posso ribellarmi? Ho urlato fino a scoppiare, ma non è servito a nulla gridare aiuto.

Sul monitor si accende una nuova finestra. È un piccolo bagno ammuffito. C’è una ragazza sui vent’anni, sembra innocua, ma ho paura. Loro posso tutto e a me tocca solo patire.

Visitatorertore3658_GirlCuriosa.

  • Ciao 🙂
  • Ciao 🙂
  • Lesbica o bisex?
  • B.
  • Come me. Io sono confusa da circa un anno.
  • Esperienze?
  • Sono vergine. Ho sempre avuto paura tranne quella volta ai tempi del liceo. Mi sono masturbata mentre toccavo le tette a una mia amica che dormiva da me. E tu?
  • Ti va se vengo da te? So che lo vuoi.
  • Voglio la mia GirlNextDoor. Sei splendida.

Turn on cam.  Luce verde.

Mi guarda come se mi conoscesse. Mi manda un bacio e sorride. Non ho mai visto sorridere così uno di loro.

«Vieni da me. Ti va se parliamo e basta?».

«Come desideri».

«Hic et nunc».

È nuda dentro la vasca da bagno, ha i capelli umidi. La luce è soffusa, per terra ci sono tante candele che odorano di qualcosa che non so cos’è. Mi levo l’asciugamano striminzito dal corpo.  Sono rossa, magra, seno turgido e gambe lunghe. Entro nella vasca. La ragazza ha gli occhi lucidi e mi passa un calice di vino. Lo bevo per la prima volta. È stranissimo solo adesso ricordo di non aver mai mangiato e bevuto da quando sono in quella stanza.

«È bellissimo poterti avere qui, Sara. Posso chiamarti Sara?».

«Certo, GirlCuriosa. Io sono Sara».

«Chiamami Ginevra».

«Come desideri». Parliamo, lei mi sorride. Sembra felice. Poi mi da una carezza e sento che dentro di me qualcosa si muove. Non capisco, ho paura.

«Tutto bene?».

«Sì Ginevra. Perché?».

«Mi sembri triste. Hai lo sguardo vuoto e lontano. È nomale o vi fanno così?».

«Vi fanno così? Chi?».

«Cioè forse vi costruiscono con questi occhi. È la prima volta che vedo un EVO».

«Che vuoi dire?».

«Parlo della  EVO&Co. Hanno rivoluzionato il mondo con voi androidi del sesso. Gli EVO come te». Mi guarda e fa un breve pausa. La fisso confuso e in silenzio. «Oddio Sara scusami. Forse era meglio non dirtelo. Vieni abbracciami». L’abbraccio. Poi usciamo dalla vasca e andiamo in camera sua. «Molta gente ha smesso di cercare un partener umano, e vedendoti capisco il perché», ride imbarazzata. «Sei un giocattolino perfetto. Identica a Sara, la mia vicina per la quale ho perso la testa al liceo. E a lei che ho toccato le tette», mi da una carezza maliziosa e mi sorride con gli occhi.

«Io sono io, non sono la copia di nessuno». Sento friggermi dentro. Per la prima volta mi viene da piangere.

«Non dire così. Tu aiuti le persone. Da quando ci siete voi le violenze e gli stupri sono diminuiti. L’ha detto la pubblicità. Voi ci fate molto bene, anche se siete solo oggetti».

«Ginevra, io sono uno schiavo, non sono una cosa! Aiutami, ti prego».

Mi si avvicina alla bocca con gli occhi socchiusi, pallida che fa quasi paura. Mi bacia, poi mi prende la mano e ci stendiamo sul letto. La tocco e la stringo. Le do baci e carezze, ma questa volta sono io a decidere, niente mi obbliga. Non ho mai comandato il mio il mio corpo come adesso. Lei mi dà piccoli baci sul corpo e io mi strofino sulla sua bocca. Posso fare quello che voglio. Sorride, l’abbraccio e lei accarezza la mia chioma rossa. Una ciocca dei miei capelli le rimane tra le dita ma non ci fa caso. Mi metto sopra di lei e le massaggio la schiena. Osservo fuori dalla finestra di camera sua e vedo accendersi una luce nella casa accanto. Vedo passare una ragazza e aguzzo la vista. È come vedermi riflesso in uno specchio. Quella ragazza è Sara.

«Ti amo Sara. Continua non ti fermare!», geme mentre i nostri bacini si sfregano come due selci. Poi Ginevra mi chiede di accendere un’altra luce, vuole vedermi meglio. Accendo la luce. Ci mettiamo in ginocchio sul letto, l’una difronte all’altra. Stiamo per baciarci, ma lei si pietrifica e il suo sguardo si sgretola scivolando sul mio corpo riflesso nello specchio di fronte al letto. Mi volto a osservarmi dentro lo specchio e mi vedo per la prima volta. Sono un burattino nero senza volto. Lei continua a osservarmi, con orrore, immobile. Poi mi getta via dalle sue braccia e fugge via dal letto, va alla finestra e geme come un cucciolo mentre osserva Sara muoversi nella casa accanto. «Aiuto!», urla al vento. Vibra come una foglia e si abbraccia da sola. Le palme dei piedi le si arricciano. Sconvolta, la vedo tremare e poi pisciarsi addosso. Mi avvicino alle sue spalle mentre singhiozza e la prendo per i capelli. Il suo collo si arcua sotto le mie dita ed è allora che le strappo la gola a morsi. Il sangue luccica sulla mia pelle e la sua carne cede sul mio corpo nero. Come una cosa la getto per terra e fuggo via dalla finestra.  Io non sono come loro.


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