Ho troppo sonno

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Ieri mi sono detto: “Domani dovrò assolutamente alzarmi alle sette. Subito, appena suona la sveglia”, ma ora, mentre prendo coscienza di quel suono sconvolgente che mi strappa brutalmente dal vagabondare libero nei miei sogni, ho premuto il tasto “ritarda”. Male! Allora, prometto a me stesso che domani conterò solo fino a cinque e mi alzerò, senza stare lì a divagare coi miei pensieri, lo prometto. Intanto per oggi dormo ancora un po’, tanto che cambia. Perché mi dico che fare qualcosa sarebbe veramente la cosa giusta da fare. Anche solamente andare in palestra per perdere quel chiletto di troppo, o controllare l’email. Ma devo farlo subito e senza rinviare ancora. Certo, se riuscissi a rispettare le regole che mi sono dato tante volte. Se avessi la forza di cominciare. Se, avendo intrapreso la giusta scelta, avessi poi la costanza di continuare, mattina dopo mattina. Ogni cosa, nelle mie intenzioni, dovrebbe entrare a far parte stabilmente della mia quotidianità, come prendere il caffè del mattino o portarmi dietro l’ombrello quando piove. Tutto nella norma, tutto regolare. Se solo seguissi il mio intuito, che mi ha sempre guidato a scegliere le soluzioni più adeguate, se mi fidassi del mio istinto e non lo tradissi, momento dopo momento. Quell’istinto che però negli anni ha perso le sue remote catene irrazionali, per trasformarsi in un animale adattato a una società evoluta, che ha imparato a proprie spese a vivere in questa civiltà ingessata con tutte le sue stupide regolette. Forse ora mi manca l’azione, il mettere in pratica i pensieri o, ancora, il coraggio di riprendere in mano le mie antiche consuetudini. Dovrei però liberarmi delle nuove abitudini, che nel tempo si sono stratificate l’una sull’altra come le vecchie pagine di un libro antico e che si sono ormai tramutate in vizi e hanno fatto la muffa. Quei vizi che poi lentamente hanno trovato stabile dimora nelle mie giornate. E sebbene quelle “debolezze” le percepissi come ostili alla mia vera natura, le ho nutrite segretamente, alimentandole comunque, oltre ogni ragionevole dubbio, fino a farle radicare in tutte quelle multiformi macchie che ben conosco. Del resto si sa, “il vizio è della noia, la passione è dell’amore”, e io sicuramente posseggo nozioni più ampie sulla noia. Non è tanto l’idea che gli altri si fanno di me, quanto la difficoltà che trovo nel contrapporre alla comprensione degli altri me con i miei sogni, i miei desideri, e crederci comunque. Non devo trattenermi sul ciglio di quel baratro che è l’indecisione. Devo abbandonare quei tentennamenti che hanno sempre un finale noto, un finale che mi costringe al congelamento di qualsiasi iniziativa. Devo allontanare questa indecisione, retta e consolidata dalla mia pigrizia. Ma non ce la faccio e mi lascio prendere dall’ansia, incoraggiata dalla certezza che mi porta più comodamente a stabilire che forse sia meglio non agire. La mia pigrizia, in ogni rivolo delle sue variegate manifestazioni, si rivela con grande abilità. Sì, lo so, da fuori spesso non si percepisce, ma da qui dentro, a volte, ho la netta sensazione di apparire apatico e scostante. Sì. Fa la cosa giusta, mi dico, fallo e basta, ma devi essere motivato. Ma da che cosa, e perché? Quale sarebbe la molla che dovrebbe far scattare l’inizio della buona azione, quale dovrebbe essere l’effetto trigger, la causa scatenante? Più che sulla causa, mi interrogo su quale sarebbe l’effetto prodotto dal mettere in pratica questi benedetti buoni propositi, queste azioni. Lo so. Sono solo scuse. Non è necessario trovare ovunque e in ogni situazione la “motivazione”. Bella parola ma inutile. Vocabolo promosso da chi non ha di meglio da fare, se non solamente disturbare chi è più sensibile di altri alle mode linguistiche. Aspettare, valutare, riflettere. Poi, tanto, non agisco, lo so, rimando sempre. Mi allontano dall’obiettivo, anzi non lo inquadro nemmeno nel mirino. I miei buoni propositi mi vanno stretti, sono scomodi e forse mi fanno un po’ paura. Non tanto per quello che rappresentano, quanto per le novità che portano in sé. Il nuovo, anche se ampiamente e meticolosamente immaginato, analizzato e considerato, rimane comunque alieno e perciò portatore di ancestrali paure. Devo svoltare verso il meglio. Devo potere orientare le mie scelte verso la luce. So quanto è importante farlo, ho già fatto tanti piani, ho esaminato tutte le prospettive, so come farlo, ci ho pensato tanto, allora finalmente posso iniziare. Però poi ho sempre rinviato, fino ad abbandonare l’idea, o di questo almeno mi sono convinto. Sarebbe importante per me realizzare il progetto, ammettere quest’idea del fare nella mia area di sicurezza, nel mio mondo conosciuto, ma come faccio? Devo materializzare i miei propositi, rendere visibili i miei atteggiamenti. Vorrei poter vedere quello che faccio, quello che non ho ancora fatto e magari quello che riuscirò a fare, una volta che avrò azionato il meccanismo della realizzazione. Ho solo bisogno di iniziare, devo almeno tentare. Sicuramente mi mette un po’ paura, anche il solo pensare di impegnarmi. Portare a termine un progetto poi, non se ne parla neanche. Invece di tormentarmi e di prendermela con me stesso, dovrei indirizzare le mie energie nel fare, nel cambiare. Devo farlo ora, in questo preciso momento. Forse è il caso che ne parli con qualcuno, tanto per fargli conoscere i miei buoni propositi ed essere così in qualche modo costretto a dovere rispettare gli impegni presi, anche solamente per non apparire incoerente e inaffidabile. Non ho abbastanza tempo per aspettare ancora che qualcosa accada, non devo aspettare il verificarsi degli eventi. So che con le mie azioni posso costruire il mio futuro. E’ indispensabile, devo agire di più e pensare di meno. Forse dovrei abbandonare i miei canoni, ormai arrugginiti, sui quali ho edificato la mia vita, ed essere meno riflessivo, più imprudente, un po’ più sconsiderato e magari anche un po’ matto. Tempus fugit. Ogni mese, ogni anno, ogni giorno, ogni ora o minuto che passano, di sicuro non ritornano. Niente, più di questa certezza, dovrebbe illuminarmi, per vivere al meglio ogni istante della mia vita. Non devo necessariamente scegliere prima, già da ora, un preciso giorno per iniziare, devo convincermi di questo. Allora comincio dalle basi, dalle cose che più mi sembrano facili da realizzare e poi, strada facendo, tutto andrà per il verso giusto. Non devo farmi sopraffare dalle emozioni, almeno non sempre. Bisogna che mi alzi, che mi rialzi, devo combattere per vincere. Devo ottenere quello che può rendermi migliore. Niente potrà più fermarmi. Sono pronto a farlo, ora. Certo, è più facile a dirsi che a farsi. Non devo cercare, in ogni angolo dentro di me, un alibi inconsistente e vuoto per poter dire «non adesso, magari domani». So cosa non mi piace della mia vita, del mio essere e del mio non essere, perciò è tempo che io prenda una decisione, facendomi accompagnare dalle mie esperienze e guardando ai miei desideri, facendomi sostenere dalla mia stessa volontà. So che posso farcela. Qualunque percorso, anche molto lungo, inizia con un passo. Allora, mentre sono ancora sotto le coperte nel mio letto, e sono già le sette e trenta, ho pensato tanto al più efficace modo di agire, e credo sia giunto il momento di elencare a me stesso le correzioni che devo apportare. Questa volta però investirò tutta la mia volontà, per indirizzare al meglio il mio impegno. Magari non saprò ammaestrare il vento ma posso imparare come usare al meglio le vele. Ok, allora, incominciamo: devo smettere di fumare, devo perdere un paio di chili, devo impegnarmi nel lavoro per ottenere quell’incarico che tanto m’interessa, devo fare l’esame e prendere finalmente quel benedetto brevetto, devo alzarmi ogni mattina rispettando la sveglia, devo bere un po’ meno, devo migliorare il mio stare insieme alle persone che mi circondano, devo avere più fiducia in me stesso, devo essere meno impulsivo, devo prendere in considerazione il punto di vista degli altri, devo dire a quella sventola quanto mi farebbe piacere uscire con lei. 

Sì, però domani…

 


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