Il Gioco dell’Ocra

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Ieri sera, per fare arrabbiare un pacifista, saltellavo avanti e indietro sulla sottile linea rossa, quella che in teoria divide ciò che è giusto da cosa non lo è. Il pacifista sta lì a dirmi che il mio infantilismo sarà la mia rovina, che non credo in niente e che presto la giustizia divina mi renderà pan per focaccia. Di tofu, ovviamente. Rido di lui e di quel suo ardore rivoluzionario che, rendendolo sordo a qualunque eccezione, lo trasforma nel più reazionario dei reazionari.
Per farlo innervosire ancor più, decido di percorrere tutta la Marcia per La Pace Perugia-Assisi all’indietro, sperando di risvegliare gli stessi demoni che in teoria avrei dovuto scatenare ascoltando gli album dei Litfiba al contrario.
Dopo due ore di moonwalk nelle campagne umbre, inizio a essere vagamente stanchino e decido di parlare con un uccello fingendomi San Francesco o Belen. L’uccello sembra saperla lunga sullo stato delle cose. Lo trovo intento a curare un colibrì con la sindrome da deficit d’attenzione e iperattività.

Uccello Umbro: Non è stanco di far la pace senza essersi nemmeno fatti la guerra prima? Non crede anche lei che la pace preventiva sia solo l’ennesima scappatoia?

Guardo il pennuto con una certa intensità, tant’è che la Dreamworks sta pensando di girare un film su questa mia nuova amicizia. Cerco in me una risposta degna, ma nella profondità del mio animo riesco solo a trovare un pacchetto di cracker e una moneta da venti centesimi (c’è uno strano parallelo tra ciò che nascondo in me e ciò che nascosto nel divano).
L’uccello è attratto dal rumore dei salatini, li sbriciolo per offrirglieli e tergiversare ancora in cerca di una risposta da dargli. Il volatile becca i pezzettini con una discreta voracità. L’immagine è idilliaca, anche il colibrì si unisce al banchetto. Mi allontano da loro perdendomi tra gli ulivi.
Mentre guardo quello spettacolo di natura, mia madre irrompe nei miei pensieri.

Madre: Bravo! Complimenti, ti sei sporcato di nuovo! Lo sai che la macchia mediterranea non viene via dai pantaloni?

Incurante dei consigli materni mi rotolo nell’erba diventando una spinello umano, passo dal panico al panismo, dalla padella alla brace, rotolo con tale violenza che alcune province vengono accorpate al mio passaggio. Mi rialzo in piedi dopo aver calpestato talmente tante cacche che un simpatico contadino decide di utilizzarmi come fertilizzante prima di rivelarmi quanto segue.

Bulbo Baggins: È ora, amico mio, è ora di tornare alla terra: prendi ‘sta zappa, smetti di dartela sui piedi e inizia a vangare, invece di rinvangare di continuo come fate voi giovani

Inizio a dissodare il terreno sotto i miei piedi, il marrone tendente al grigio del primo strato diviene di un marrone più acceso, scavo e riscavo fino a giungere alla terra promessa.

Per chiudere la diatriba tra me e il pacifista d’inizio racconto vorrei piantare come primo seme quello di un ulivo, ma alla fine la mia scelta ricade su qualcosa di meno nazionalpopolare: un sughero plastificato, tale da risollevare l’economia della Sardegna e del Portogallo. Guardo il mio pezzo di terra con una tale soddisfazione che il consorzio agrario decide ti tassare non solo il terreno, ma anche il mio sguardo.
Il conto salato mi costringe a rivendere tutte le mie proprietà al signorotto locale, tale Mastro don Gesualdo, l’ennesimo self-made man all’italiana. Non c’è speranza per chi come me coltiva un sogno e dei sugheri plastificati. Sulla strada verso la metropoli incontro il pacifista di qualche rigo fa. Mi si avvicina con il suo viso da ebete sempreverde, mi sorride, mi dà un opuscolo di Emergency come se fosse un tic nervoso, mi stringe la mano per congratularsi del mio fallimento, cerca addirittura di rincuorarmi offrendomi un lavoro nella sua fabbrica di arcobaleni. Il pacifista mi confessa che la sua famiglia è arcobalenistada generazioni, suo nonno è l’autore della bibbia del settore.
È allibito quando gli faccio presente che non ho letto l’opera. È una fabbrica all’avanguardia, gli operai cinesi in catena di montaggio sono disposti in un tale ordine cromatico che sembra il Gioco dell’ocra.
Dopo due mesi di lavoro e di merce rimandata indietro, si accorgono del mio daltonismo e vengo gentilmente allontanato da due energumeni. Mi rivolgo ai sindacati per essere reintegrato sul posto di lavoro, ma l’unica cosa che ottengo è una liquidazione indegna e l’iscrizione gratuita a un corso di sub per disoccupati: «Dai, che stai aspettando? Vieni a toccare il fondo con noi!».

 


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