Brillante

Progetto senza titolo-3

 

A casa mia la primavera entra una domenica mattina.
Passa da una finestra aperta per metà. Soffia piano su una tenda bianca e porta dentro l’odore del tiglio e del mare. Mia madre stende i panni in balcone e le lenzuola si aprono tra le sue braccia senza emettere alcun suono.
Io sono figlio di quel suono.
È stato il tempo.
Ha portato le note nei pensieri, le parole nelle mani. È un lavoro lungo, è costruire un castello di sabbia un granello alla volta e ogni granello è un saluto, è un urlo, è un bacio, è il primo giorno di scuola e l’ultimo e altri ancora e ora nessuno, nemmeno il tempo stesso potrebbe dire in che ordine sono stato costruito.
Però guardami,
guarda le mie torri e le mie guglie,
guarda le conchiglie alle finestre e la sabbia che una volta era bagnata: è la base ed è solida e fragile. Guarda i miei corridoi e le mie stanze. Guarda tutto lo sporco che il mare ha portato dentro, con fiumi di birra e vino, euforia e vomito, e le volte che ho camminato a un centimetro dal pavimento, quando il pavimento era di vetro e il soffitto una nuvola di fumo denso e bianco. Lo vedi?
Sono bello
faccio schifo
sono l’incompleto, coerente con me stesso.
E mentre cerco di spiegarti perché mi sento speciale, una rondine si è staccata dallo stormo e punta verso il sole. Mentre leggi e ti chiedi se valga la pena continuare, una rana salta fuori dallo stagno e cerca la strada verso altrove. Apro la porta di casa, poi la chiudo alle mie spalle e giro la chiave. È il rumore di sempre che fa un nuovo rumore.
È una notte brillante. Afferro l’aria e la infilo nelle tasche, poi inizio ad aspettare: la partenza e la meta, una primavera sconosciuta.
Ti raggiungano queste mie parole mentre aspetti anche tu, mentre aspetti la festa o sei in fila al bar o seduto per terra. Mentre senti l’irrequieto desiderio di sentire di più, di restare senza fiato nella folla, per poi ricominciare a perderti di nuovo. Guardati attorno, mi vedi? Siamo entrambi già in viaggio da tempo, ti vedi? Siamo gli occhi degli altri: unici, splendidi e orribili e identici ai nostri. Siamo i gesti distratti, gli sguardi persi verso l’alto e verso il palco e ancora oltre. La nostra attesa è l’attesa di tutti ed è una bomba con un timer sopra. È un lento ticchettio che scandisce il tempo che separa dalla meta,
ed è esplosione di suono e di vita
è la spiaggia dei nostri colori
e l’istante dei peccati
è il sogno
l’estasi.
È solo la partenza.

 

 


 

Guido Tonini, 28 anni, ha iniziato scrivere racconti quando ne aveva 15, per partecipare a un concorso nazionale. Quel concorso è andato bene e quindi ha partecipato a molti altri, alcuni li ha vinti e altri no. Nel 2017 ha pubblicato un libro che si chiama “Non è la Luce” (editore Lettere Animate), a cui vuole molto bene. Ne scriverà un altro.


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