Il villeggiante

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Leo fece scorrere la porta a vetri che dava sul giardino sul retro. Lo invasero subito l’aria fresca e i versi dei grilli, o forse delle cicale, non aveva mai capito quale fosse la differenza. Uscì a piedi nudi, l’erba era asciutta e soffice, era piacevole camminarci sopra. La piscina gonfiabile gli arrivava al collo. Era vuota. Raccolse il tubo dell’acqua e lo poggiò sul bordo, poi aprì il rubinetto. Si avvicinò e osservò il fondo azzurrino che diventava lucido. L’acqua sgorgava a cascata. Estrasse il pacchetto di sigarette dalla tasca, ne accese una e alzò lo sguardo. Il lato positivo di starsene lì, lontano dalla città, erano le stelle. A Roma quasi non ne vedeva più per via dell’inquinamento. Invece lì, nei pressi del lago di Bracciano, l’aria era più pulita, il cielo terso.
«Buonasera», disse una voce. Leo si voltò e alzò lo sguardo. Un uomo dai capelli bianchi era affacciato al balcone della villetta attigua, i gomiti poggiati sulla ringhiera in ferro battuto. Tra le dita, anche lui, stringeva una sigaretta. «Buonasera», fece eco Leo. Non lo aveva mai visto prima. «È qui da poco?».
«Sono arrivato oggi, starò solo fino a martedì prossimo», disse quello, e tirò una boccata dalla sigaretta. Alle sue spalle, la luce all’interno della stanza era accesa. Leo lo guardò senza rispondere.
«Non è sempre stata una casa vacanze questa, vero?», disse.
«No, fino all’anno scorso ci stava una famiglia», disse Leo.
«Ora la affittano per brevi periodi. No animali, no fumatori. Così diceva l’annuncio» e alzò la sigaretta, come per mostrargli che c’era una ragione se stava fumando all’aperto. «È qui con la sua famiglia?», chiese l’uomo con i capelli bianchi.
«Solo con mia moglie».
Tirò una boccata. «Mi sembra di capire che venite qui spesso. È casa vostra?».
«Sì, ormai sono quindici anni», disse, e lanciò un’occhiata all’interno della piscina. Rispetto a qualche minuto prima il livello dell’acqua si era alzato, ora gli arrivava ai polpacci.
Sentì squittire alle sue spalle, si voltò verso la porta a vetri. Elena se ne stava ingobbita, cercando di spiare il balcone di quell’uomo, e intanto in silenzio faceva cenno a Leo di avvicinarsi. Leo fece qualche passo verso di lei e guardò il balcone di sfuggita. L’uomo con i capelli bianchi se ne stava ancora lì a fumare, immobile.
Entrò in casa ed Elena lo trascinò per i polsi.
«Ma chi è quello?», bisbigliò.
«Non lo so, a quanto pare adesso affittano la villetta accanto».
«Quindi non lo conosci?».
«Ti dico di no. Puoi uscire se vuoi».
«Sono troppo agitata adesso. Ti aspetto a letto, sbrigati».
«Va bene, arrivo tra poco» le disse, e tornò in giardino. Un colpo di tosse, proveniva dallo stesso punto di prima. Lanciò un’occhiata distratta, l’uomo era ancora a gomiti puntati sulla ringhiera. E se lo avesse mandato lei? – pensò – Avrei dovuto immaginarlo – . Controllò il livello dell’acqua, gli arrivava allo stomaco.
«Posso farle una domanda?», disse l’uomo con i capelli bianchi, e accese un’altra sigaretta.
Leo mise le mani in tasca. «Certo».
«Perdoni l’impertinenza, ma c’è una cosa che mi sono sempre chiesto. Immagino che questa non sia casa sua, vero?».
«Lo è», rispose Leo.
«Intendevo che non passa qui tutto l’anno».
«Ah, no. Vengo qui solo nel mese di agosto, e qualche altro weekend durante l’estate».
«E immagino venga qui per il lago».
«Sì», disse Leo. Stava per gettare a terra la sigaretta e schiacciarla con il piede, ma si fermò. Ricordò di essere a piedi nudi.
«Sicuramente le piace il lago, se ha preso una casa qui».
«Molto».
«Ma allora, mi scusi, devo proprio chiederglielo, perché montare una piscina in una casa al lago?», e non riuscì a trattenere un risolino che subito tentò di soffocare con una boccata di sigaretta.
Leo lo guardò. Di solito aveva la risposta pronta, ma quella volta non fu così. Il livello dell’acqua gli arrivava al petto.
«Mi spiego», intervenne l’uomo, «potrei capire se fossimo al mare, non tutti amano sentirsi addosso la sabbia o il sale, ma qui non è come trovarsi in una grande piscina? Non è il primo a cui vedo fare una cosa del genere, e mi piacerebbe soltanto capire cosa ci troviate in una piscinetta gonfiabile in giardino quando davanti agli occhi avete già il lago».
– Lo manda lei? – si chiese, e tossì. «Io, io credo che sia la noia», disse, e gettò il mozzicone spento sul prato.
«Cosa intende?», incalzò l’uomo con i capelli bianchi.
«Intendo che anche il lago, dopo un po’, ti viene a noia. E allora metti una piscina gonfiabile in giardino così, per cambiare. Tanto, appena ti stufi la svuoti e la smonti, e il giorno dopo neanche l’ombra».
L’uomo con i capelli bianchi annuì con una smorfia soddisfatta sulle labbra.
«Le conviene tirare fuori il tubo, tra poco l’acqua straborderà», disse.
Aveva ragione. Leo si affrettò verso il rubinetto e lo chiuse, poi estrasse il tubo dalla piscina.
«La ringrazio, ora vado a dormire», gli disse Leo. «Come ha detto che si chiama?».
«Luigi Fresi», gli rispose l’uomo con i capelli bianchi. «E lei?».
«Leonardo».
Si dissero buonanotte, Leo rientrò e si diresse in camera. Elena lo aspettava tra le lenzuola, si torturava le unghie con i denti mentre fingeva di guardare la tv. Quando lo vide entrare e sedersi sul letto, gli disse: «Cos’avevate tu e quello là da dirvi a quest’ora?».
«Niente, parlavamo».
«Di cosa parlavate?».
«Piscine», disse Leo, e spense l’abat-jour. «Domani torniamo a Roma» aggiunse, «Credo lo abbia mandato mia moglie».

 


 

Jacopo Milani è nato e cresciuto a Roma, 23 anni. Adora Faulkner e la musica indie italiana. A volte dicono che sia un cialtrone. Dal 2016 gestisce il lit-blog Leggo.libri. Ha scritto due sceneggiature, entrambe diventate cortometraggi. Alcuni dei suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste online Narrandom, Pastrengo e Grado Zero.

 


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