In Onda (parte prima)

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È passato più di un anno da quando hanno bruscamente interrotto la messa in onda di tutti i programmi. Gli spettatori all’inizio pensavano a un guasto ai ripetitori; poi, dopo qualche settimana, si è saputo del fallimento dell’emittente e del conseguente sequestro dei locali al pianterreno e sottosuolo, compreso tutto il contenuto. Dopo qualche debole protesta, la faccenda è stata dimenticata rapidamente e il canale è stato accaparrato da TeleCiccia, che di giorno trasmette programmi di cucina e dalle 18 in poi si trasforma in un canale porno via cavo. Negli studi la polvere si accumulava, le ragnatele formavano intricate strutture tridimensionali, mentre scarafaggi e topi si aggiravano tra i rifiuti.
Per fortuna non potevamo sentirne gli odori, non dovevano essere piacevoli. Quello spazio, un tempo isolato dal mondo esterno, era ormai permeato di voci e rumori che giungevano dalla strada, ma soprattutto dai piani superiori. In una clausura forzata, sentire ogni giorno il brontolio umido dei bollitori, i borborigmi grassi degli aspiratori dei bagni e delle cappe sopra i fornelli, lo stridore acuto degli aspirapolvere, ci avviliva. C’era un chiacchiericcio continuo: chi parlava al telefono, chi da solo o col cane, alcuni discutevano animatamente, altri interagivano con la televisione, aspettandosi, forse, una risposta. Un incessante tamburellare di passi per le scale, rumore di piedi che si muovevano ora scalzi, ora sui tacchi o che trascinavano ciabatte, qualcuno ballava e saltellava. Una continua eco si riverberava nel denso silenzio degli studi bui e dimenticati.
Stanchi di rimanere lì dentro, chiusi, decidiamo di manifestarci per avere ancora un pubblico. Siamo personaggi, vogliamo continuare a recitare il nostro ruolo, anche se le figure umane che lo interpretavano non ci sono più: saremo, dunque, invisibili.
Iniziamo con calma, per non destare paure. Qualcosa di simile al rumore bianco.

Al quinto piano ci abitano Yuri e Francesco, da una parte, e la famiglia Sadun, dall’altra.
Al quarto la signora Cossu e la famiglia Pestelli.
Al terzo Angela Matteini e nell’appartamento accanto Violetta Casamonti.
Al secondo ci abitano i coniugi Stefania Giannelli e Pietro Nardi; di fronte, sulla targhetta, c’è scritto Lenzi, ma l’appartamento è vuoto.
Al primo piano sopravvive la Signora Bassetti, mentre l’appartamento accanto è gestito da un’agenzia di affitti per turisti.

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I primi a notare qualcosa di strano sono stati quei due tizi stravaganti e pieni di soldi, come li definisce la Signora Cossu, che abitano all’ultimo piano. La vista è mozzafiato: hanno chiuso a vetri quasi tutto il terrazzo trasformandolo in un giardino d’inverno, mentre il vicino, nell’altro appartamento, ha tirato su una foresta pensile.
Gli stravaganti si chiamano Francesco Nania e Yuri Freni: insieme da diversi anni, ex promesse della grafica, ex giovani. Un tempo la stampa specializzata li aveva definiti i Gilbert & George nostrani – erano riusciti a esporre persino alla Biennale di Venezia. Proprio negli studi della nostra emittente, per un paio di stagioni, avevano partecipato come ospiti fissi a un programma d’intrattenimento, una sfacciata imitazione di Domenica in, condotto da un presentatore che s’ispirava, per eleganza e cortesia, a Daniele Piombi. Entrambi speravano che, partendo dal basso, potessero arrivare all’apice, ma dagli studi televisivi nel sottosuolo erano riusciti a elevarsi solo fino al quinto piano. Adesso hanno una vita meno patinata e più redditizia. Una sera, mentre sono a consumare una cena fusion insieme ad amici, ci introduciamo in modo soffuso con risate ed esclamazioni di stupore nel liquido sonoro di sottofondo: Vakio dei Pan Sonic. Yuri crede sia un’allucinazione sonora data dal cortocircuito tra i vortici rumoristi della musica e i discorsi monotoni dei commensali. Nessuno a parte lui pare accorgersi dell’intrusione.Appena Francesco chiede «Chi vuole ancora cous cous alla fragola e menta?», facciamo filtrare attraverso le pareti una voce poco intonata di bambina che sussurrando canta «Non gioco più, me ne vado». Gli invitati si guardano in faccia e cominciano a sorridere: vista l’età, tutti si ricordano del brano, sigla finale del programma Milleluci. Abbiamo ravvivato la serata scialba: ognuno inizia a raccontare aneddoti, più o meno arditi, risalenti al 1974. Poi cominciano a cercare su YouTube le sigle del periodo d’oro della TV nazionale e a turno imitano in playback l’artista. Così, dall’ambient finlandese, finiscono a cantare e ballare sigle nazional popolari che vanno da Parole, parole, parole a Cicale, passando per Tuca Tuca e Zum, zum, zum. Alla fine di ogni esibizione facciamo partire la voce di un presentatore dal tono ironico simil-Bonolis che incita a fare un bell’applauso, e al battimani dei commensali si aggiunge anche quello di un numeroso pubblico assente, lo stesso effetto usato nei tempi d’oro dei nostri programmi. Alla fine della serata tutti sono convinti che sia stata una delle cene più divertenti degli ultimi anni. «Sarà stato l’effetto di tutto quello che si è fumato e bevuto!», è l’unica spiegazione che riescono a darsi per quelle intrusioni sonore.
Nei giorni seguenti abbiamo sovrapposto all’ascolto delle playlist di Spotify dialoghi da  telenovelas, frasi di telegiornale, domande da telequiz. Francesco e Yuri pensano a interferenze nel server di Spotify, a un guasto sul loro impianto audio altamente tecnologico. Si convincono che sia il volume della televisione del Signor Sadun: la figlia sostiene che stia diventando ogni giorno più sordo. Optano per alzare il volume, per coprire anche gli abbai del cane brontolone della Signora Cossu che abita al piano di sotto.
Il palazzo è animato dai nostri interventi. Ci sentiamo liberi di scoprire, spiandoli nell’intimità delle loro case, cosa accade nella vita vera dei nostri ex telespettatori. Ci divertiamo, prendendoci gioco di loro come facevamo attraverso lo schermo, con i nostri programmi. Spesso nessuno se ne accorge: gli apparecchi televisivi sono accesi, ma pochi si rendono conto che ciò che appare sullo schermo non corrisponde a quello che sentono.

Al quarto piano vive Moira Bucci, da sposata Pestelli, insegnante d’inglese. Spera sempre in un futuro migliore e questa smania la rende triste e anonima. Aspetta fin dal primo giorno di lavoro il sospirato pensionamento, magari vedova e con dei nipoti da portare al cinema o al museo. Dopo il primo quadrimestre del primo anno di supplenza, scoprì che la chiamavano Missbucci e iniziò a odiare gli studenti e quel cognome tanto amato da ragazza: era lo stesso dell’attore che interpretava Ligabue nello sceneggiato televisivo. Anche se inoffensivo, trovava irritante, indecente, quel soprannome: le ricordava la copertina originale dei 33 giri dei Velvet Underground con la banana di Warhol che potevi sbucciare per far comparire la polpa rosa shocking. Glielo aveva portato in regalo da New York la cugina Viviana. «Che sporcaccioni! Non lo toccare. Mettilo subito via», le ordinò sua madre. Così ascoltava il disco di nascosto. Per sbucciare la banana dovette aspettare l’inizio delle prime supplenze, lontana da casa.
In piena notte, mentre dorme, le facciamo sentire la voce ammiccante e impostata di un presentatore: «Signore e signori, ecco a voi la vincitrice della puntata odierna de Il pranzo di sera. È riuscita a preparare velocemente deliziosi manicaretti: accogliamo con un caloroso applauso Miss Bucci!». «Non posso entrare, me la sto facendo addosso», e si sveglia agitata e sudata per correre a svuotare la vescica. Poi non riesce a riprendere sonno perché dalle pareti arriva l’audio di una televendita di preziosi rari a prezzi stracciati: adora i gioielli vistosi e poco costosi, ne aveva acquistati parecchi dai nostri programmi notturni quando il marito era fuori per lavoro.
È sposata con Olindo Pestelli, architetto, che da anni rincorre la possibilità di progettare l’opera che lo renderà immortale. Agitiamo il sonno anche a lui. Mentre è perso nel suo confortevole russare, sente la voce catarrosa, da fumatore incallito, di un sedicente giornalista: «Benvenuti al Processo del venerdì. Il bello e il brutto della nostra città. L’ospite di stasera, pronto a dare tutte le informazioni sulla riqualificazione di Piazza Santa Teodora, è la nostra archistar locale, Olindo Pestelli! Accogliamolo come si merita!». Una marea di fischi e Bhuuu! riverbera nel suo mondo onirico tanto da svegliarlo di soprassalto, tutto sudato e in preda all’ansia. Non riesce a riaddormentarsi, pensa con rimorso al rifacimento di quella piazza in cui aveva sostituito dei ficus di una certa presenza con sculture lunghe e spettrali che ne avevano intristito ulteriormente l’aspetto. Sente il sudore, sa di vecchio. Pensa di essere ormai troppo vecchio per diventare famoso: non basta tenersi in forma e avere un aspetto giovanile. Anche durante il giorno voci, rumori, dialoghi di film, spot pubblicitari invadono la tranquillità di casa Pestelli. Olindo e Moira pensano che la dirimpettaia, Signora Cossu, da poco vedova, tenga il volume della televisione esageratamente alto. Sono convinti che lo faccia, oltre che per l’età, soprattutto per vendicarsi del tono alto della musica che tiene in camera Sandro, il loro figlio con velleità di musicista techno. Aumentiamo la frequenza e il volume del disturbo finché i Pestelli non raggiungono il livello massimo di sopportazione. Così, un tardo pomeriggio, Olindo e Moira suonano alla porta di Veronica Cossu, colei che abita nel palazzo fin dall’inaugurazione: aveva pochi mesi quando i suoi acquistarono l’appartamento.

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 Illustrazione di  firma

 


 

Giuseppe Fabrizio Ernesto Coco, tre nomi e altrettante personalità, è nato a Catania il secolo scorso e vive a Firenze. Ha pubblicato alcuni saggi e testi divulgativi sullo stile di vita etico, tra i quali Sowa Rigpa (Infinito Edizioni), insieme a Franco Battiato, e Il pasto gentile (Infinito Edizioni). Spinto dal desiderio di avventurarsi nel mondo della narrativa ha frequentato dei corsi online della Scuola Holden e non solo. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su alcune riviste come Pastrengo e YAWP: giornale di lettere e filosofia, Nessuno legge, Sguardindiscreti, Blogorilla.


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