In Onda (parte seconda)

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Da dietro la porta sentono prima zampettare, poi gli abbai sincopati del cane e da ultimo i passi strascicati dell’anziana. Finalmente apre la porta.
«Buonasera, avete bisogno di qualcosa?»
«Diciamo di sì», risponde Moira titubante.
«Ditemi pure. Ma in fretta, non voglio perdere la puntata dello sceneggiato».
«Ecco, appunto, è del volume della televisione che volevamo parlarle», dice Olindo, «potreste tenerlo un po’ più basso? A volte è così fastidioso che non riusciamo nemmeno a sentirci mentre parliamo».
«Ma non credo proprio», risponde decisa l’anziana. «Io uso le cuffie proprio per non disturbare!». «Davvero?», rispondono quasi in sincrono i signori Pestelli.
«Già! Comunque anche io, nonostante sia mezza sorda, sento voci e musica di programmi in continuazione. Secondo me è la badante russa che fa finta di tenere d’occhio la decrepita Bassetti, oramai inferma e rimbambita. Quella russa passa la notte a parlare al telefono a voce alta, la sento dal bagno, ma non capisco che dice: hanno una lingua davvero barbara. Secondo me è lei che tiene la televisione alta per cercare d’imparare l’italiano. Anche quei due stravaganti del piano di sopra mi hanno chiesto di abbassare il volume. Pare abbiano lo stesso problema.»
«Non potrebbe essere quella che bada alla Violetta?».
«No, la Luiza sta sempre con la TV senza audio, perché se Violetta sente una voce estranea comincia a ripetere Pronto? Chi è?». L’anziana nota che Moira le guarda le dita delle mani con insistenza. «Belle, vero? Mi sono fatta fare la manicure dalle cinesi all’angolo: delle professioniste! E poi si spende veramente poco».
«Davvero un bel lavoro. Comunque ci scusi per averla disturbata, Signora Cossu.
«Ma si figuri, è sempre un piacere fare due chiacchiere fra vicini».
«Sì. Ha ragione.», replica Moira, «Facciamo passare qualche giorno e se le cose non cambiano andiamo tutti in delegazione a suonare a casa Bassetti. Che ne pensa?»
«Ma certo! Sa, con questi russi è meglio avere i testimoni: sono infidi!». Poi sussurra «anche quel sant’uomo di Don Paolo, in chiesa, li tiene d’occhio».

Infastidiamo anche la casa silenziosa al secondo piano. Vi abita Stefania Giannelli. Ha l’aspetto di una foglia secca, la pelle avvizzita ha il colore del bucato ingiallito e la voce flebile ricorda il suono che usciva dai mangiadischi a fine vita. Da un anno è pensionata, come il marito. Prova a mettere ritmo a una vita diventata piatta senza l’impegno del lavoro. Tutti i pomeriggi, dalle 14.30 alle 16, si dedica alla lettura. Ha deciso di leggere una raccolta di classici che erano usciti a cadenza settimanale con un quotidiano.
Anche oggi, nel silenzio da eremo, siede alla poltrona in velluto verde siepe, irradiata dalla luce della lampada da lettura, e inizia a leggere: pagina 154 dell’Ulisse. A questo punto creiamo una filodiffusione a base di spot di prodotti anti-invecchiamento e offerte per trattamenti miracolosi in rinomate SPA. Per un’ora e mezza resta sulla stessa pagina: avere un corpo sinuoso e una pelle radiosa è sempre stato il suo sogno. Il tempo dedicato alla lettura è trascorso. Adesso deve alzarsi per andare a fare la passeggiata, così come previsto dalla sua tabella giornaliera. L’appartamento è nuovamente immerso nel silenzio. «Avrei fatto meglio a dormire». Si prepara per uscire.

2.2

Sono passati alcuni giorni, noi continuiamo a produrre interferenze. Così, un gruppo di condomini, dopo aver decretato all’unanimità che la situazione è diventata ormai insostenibile, convinti che il disturbo provenga da casa Bassetti, si ritrovano per affrontare Irina e risolvere una volta per tutte la questione.
«Ma che si crede di essere? Qui siamo civili, mica può fare quello che le pare!», sentenzia la Cossu.
«Ha ragione!», si accoda Olindo.
Yuri e Francesco che non hanno mai visto Irina. La immaginano come Marianne Faithfull nel ruolo di Irina Palm. Invece, quando apre la porta, li accoglie una donna alta e imponente, con delle mani come delle racchette da ping pong. Al collo le ballonzola un ciondolo: un uovo di acquamarina che richiama il colore degli occhi, incastonato tra piccoli tralci d’argento intrecciati come un nido. La donna è interdetta di fronte a quella delegazione.
«Buonasera. Posso esservi utile?»
«Salve, non vogliamo rubarle molto tempo», risponde Francesco, «volevamo solo chiederle se potesse abbassare il volume della televisione. Sa com’è, queste case moderne hanno i muri sottili, e i rumori attraversano le pareti.
Irina lo interrompe e chiede con tono ironico e voce vibrante «Abbassare cosa?».
«Il te-le-vi-so-re!», replicano tutti insieme.
«Sono mortificata di non potervi accontentare, ma io non guardo la televisione. Anzi, mi chiedo chi è che la lascia accesa tutto il giorno ad un volume così alto, non ne posso più di sentire programmi di cucina e telenovelas: è una tortura. Preferisco i lamenti della Signora Bassetti». «Non è lei? Allora chi è? Ma scusi, allora cosa fa durante la giornata?», chiede la Signora Moira. «Ascolto musica classica e leggo. Mi vedete così dimessa, ma un tempo sono stata una promessa della lirica, ho fatto alcune tournée con Valerij Gergiev. Poi la mia famiglia è caduta in disgrazia. Siamo dovuti fuggire dalla Georgia e la mia carriera è svanita», rispose guardando le facce incredule dei vicini. «Non mi credete, vero? Lo avete scritto in faccia. Bene, vi darò una dimostrazione cantando un pezzo che conoscerete sicuramente». Irina raddrizza la postura, socchiude gli occhi e inizia a gorgheggiare Sempre libera degg’io, folleggiare di gioia in gioia…. Finita l’aria, i vicini sono a bocca aperta, increduli, poi iniziano a battere le mani.
«Irina, lei è sprecata come badante, mai sentita una voce così!», esordisce Olindo. Gli risponde Moira, visibilmente infastidita dal comportamento del marito: «Ci credo, non hai mai messo piede in un teatro d’opera!». Yuri invece, che bazzica il mondo dello spettacolo, le confida che un suo amico gli ha detto che tra poco ci saranno delle audizioni per il coro del Comunale, quindi si prende l’impegno di tenerla informata, così da poter inviare la candidatura. Irina lo ringrazia, ha gli occhi lucidi per l’emozione.
Francesco riporta l’ordine chiedendo «Ma allora chi è che ci infastidisce notte e giorno?».
«Forse è qualcuno del palazzo accanto, ho visto che ci abitano diversi peruviani e questi del Sud sono abituati a fare come vogliono», risponde Veronica Cossu. «Domani telefono all’amministratore per chiedergli di occuparsene, con tutto quello che ci costa può anche fare questo sforzo».
Ognuno ritorna nel proprio appartamento, contento del fuoriprogramma canoro.

Dopo cena, la Signora Cossu e il cane a guinzaglio escono per l’ultima passeggiata della giornata. Mentre camminano lentamente, lei ricorda quando era ancora vivo quel noioso di suo marito Osvaldo. Ripensa a quando litigavano con la figlia perché non voleva sposarsi e dello shock che avevano avuto quando disse: «Parto, vado a vivere a Milano con la mia compagna». All’inizio fu un trauma, poi si abituarono, facendo proprio il proverbio “occhio non vede, cuore non duole”. Veronica, ai parrocchiani che chiedevano, raccontava: «Mia figlia? Lavora e vive in Irlanda, lato cattolico, naturalmente. Lì si è sposata. Lavora tanto. Andremo a trovarla quanto prima».
Mentre si tira su dal raccogliere la deiezione del cane, guarda verso le finestre del piano buio, dove c’erano gli uffici della Tv, e sorpresa! Noi ci mostriamo come sfere di luce, saltiamo e ci muoviamo in tutta libertà. Creiamo così tanto riverbero che le luci della stanza sembrano accese.
La Signora Cossu rimane ferma, impaurita, ha dei brividi lungo la schiena, sente il respiro mozzato. Rimane incredula, non riesce a capire. Guarda meglio. Dentro non scorge altro segno di vita. È attratta dalla nostra esibizione ma, allo stesso tempo, è anche pietrificata: non capisce cosa stia succedendo. Poi si gira decisa dandoci le spalle. Rientra a casa di gran lena. La seguiamo. Vorrebbe suonare ai Pestelli per condividere quanto ha visto, ma desiste. «Potrebbero prendermi per una vecchia rimbambita». Si chiude in casa. Prima ingoia una compressa e mezza di Tavor, poi estrae il rosario dalla borsa e inizia a recitare. Domattina andrà ad accendere delle candele in chiesa e supplicherà Don Paolo affinché venga a benedire il palazzo e riesca a mandare via il demonio. Mentre prega, attraverso le pareti, sente arrivare odore d’incenso e canti gregoriani.

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Illustrazione di  firma


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