Una margherita con basilico

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«…Invece per me un filetto al pepe verde, grazie».
«Quindi abbiamo una margherita…».
«Con basilico italiano».
«Sì… una diavola, una marinara e il filetto, giusto? Cottura?».
«Lo scusi, ce lo portiamo appresso perché gli vogliamo bene».
«Al sangue, se è possibile».
«È che ha sbattuto la testa da piccolo».
«Perfetto, arrivano!».
«Ma perché mi dovete sempre far fare queste figure di merda, mi domando».
«Noi! Mortacci tua, Silvio prenota a ‘A pizza du Sol’ e Mammet’ e Mandulin ‘n Goppa de sto cazzo e tu prendi un filetto al pepe verde».
«Che poi non volevi andarci tu in pizzeria?».
«Io?».
«Matteo bello, guarda che ce stanno i messaggi su Whatsapp».
«Che poi Silvio è pure celiaco, ciliaco… insomma, il grano non è che lo mastica più di
tanto».
«Vabbè, ma non è importante, dai».
«Io ho solo detto: da quant’è che non ci mangiamo una pizza tutti insieme?»
«Eh».
«Ma “una pizza” è un’affermazione generica, signori miei. Un apostrofo rosa tra il beccarsi e il non fare un cazzo».
«…».
«…»
«…no?».
«No. “Una pizza” è un apostrofo rosa tra il co e lo jone».
«Ma dai ragazzi, non fa niente, basta che mangiamo tutti».
«Silvio, è una questione di onestà intellettuale. Sto solo dicendo che l’ha detto lui, e poi dice di non averlo fatto».
«Ma poi che problema vi creo se mangio un filetto?».
«Niente, è solo che è snervante rendersi sempre conto di quanto tu sia un cazzaro».
«Che poi, con la birra. Ma che c’entra il filetto con la birra?».
«Niente, ma non volevo essere il solo a bere vino, non volevo sentirmi diverso».
«Ma li mortacci tua».
«Ma li mortacci tua».
«Eccoci… la marinara?».
«Per Luigi, lui».
«La diavola per celiaci? Ok… la margherita… e il filetto per il signore. Buon appetito».
«…».
«…».
«Secondo me ti ha sputato sul filetto».
«E dai».
«Grazie Salvone, sei un amico. Buon appetito anche a te».
«No, ha ragione. Io lo avrei fatto».
«Ma che vuoi? Cos’è che ti disturba tanto?».
«Che lo so che poi vuoi pagare alla romana».
«Vabbè, ma più o meno…».
«Stocazzo. I conti li faccio io, cellulare alla mano».
«Ragazzi, perché invece di rovinarci la serata non guardiamo quel tavolo di fregne là dietro? Che ce frega dei soldi?».
«Silviè, ma tu non sei sposato da dieci anni?».
«Sto solo guardando Salvo, che palle».
«…».
«Ma sul serio gli hai fatto l’occhiolino?».
«Mbhè?».
«Lo sai che vai per quaranta, vé?».
«Giocatore di livello internazionale».
«Il Silvio nazionale».
«Regà, ma c’avranno vent’anni. Da quant’è che non vi guardate allo specchio?».
«Perché devi sempre essere così puntiglioso?».
«Non è colpa mia se famo ride. Tu vuoi farci pagare di più perché sai che tanto te le facciamo passare tutte. Silvio sta sempre a cazzo dritto pure se è sposato e Salvo… Beh, Salvo sta sempre incazzato».
«E tu sei un tirchio della madonna».
«Sì, sì… ma lo scontrino lo prendo io».
«Che poi se noi non facessimo così staresti sempre in silenzio. Non hai mai un cazzo di cui parlare».
«Seh ciao!».
«Regà, io ci vado a parlà… quella mi guarda».
«Quale? La negra?».
«Sul serio! Non hai mai un’idea tua, mai un commento originale. Sempre con queste regole regole regole, e che palle».
«Certo Salvo, certo. Girati pure, tranquillo. Fammi fare una figura di merda».
«Aho, volevo solo vedere com’erano».
«Matteo, non sono regole. È una questione di giustizia sociale. Tu sei uno stronzo bugiardo e io te lo faccio presente».
«Salvo, tutto quello che sai sulle donne te l’ho insegnato io. E ancora non c’hai capito niente».
«Sarà, ma scopo più di te».
«Ah, adesso sono pure stronzo?».
«Te credo, me so accollato ‘sta pratica co’ anello da dieci anni. È normale che acchiappo sempre meno».
«…Sempre negra rimane».
«Comunque manco le altre sono malaccio… Non è negra poi, al massimo egiziana».
«Certo! Te lo dico papale papale. Sei. Uno. Stronzo. Ti rimangi sempre la parola o straparli».
«Le negre puzzano».
«Ma che cazzo dici? Dimmi una sola volta».
«Lasciamo stare, sennò ci roviniamo la serata».
«A Salvo, ma da quando sei diventato razzista? La figa è figa».
«Io non sono razzista. Mi piacciono le italiane. Che pure questo è un crimine?».
«No, ma fai dei ragionamenti del cazzo!».
«Visto? Non sei in grado di farmi un singolo esempio, sei un cazzo di qualunquista».
«E Salvo è razzista, e Salvo è ignorante, e anche che palle. Tanto non ci sentono mica».
«Matteo, mo’ hai rotto il cazzo. Vuoi l’elenco? Ti faccio l’elenco. A partire dall’altro ieri quando stavamo al pu… Silvio… SILVIO! Dove vai? Resta qua! Rest…».
«L’ha fatto. Lo ha fatto veramente?».
«Salvo, ma dove va?».
«Che figura di merda».
«Sta andando a rimorchiasse la negra».
«Giocatore!».
«Comunque non finisce qui, Matteo. Tutti devono sapere».
«Vabbè, vabbè… Poi ne parliamo».
«…».
«…».
«…».
«Comunque è un grande».
«Vero».
«Che poi perché si è sposato?».
«Boh, diceva che per i rappresentanti è più facile vendere qualcosa se si è sposati. Le persone tendono a fidarsi di più di qualcuno con l’anello».
«Sul serio? Si è sposato per essere più credibile? Questa non me la ricordavo».
«Quell’uomo venderebbe di tut… Perché si sono alzate?».
«Sorridono però, dev’essere andata bene».
«Ma stanno venendo qua?».
«Ma quando mai qualcuno unisce i tavoli al ristorante a metà pasto? Non si fa, dai».
«Chi ha puntato Silvio?».
«La negra».
«Ok. Come ce le spartiamo? Veloci!».
«Ma che ne so, dipende anche da quello che dicono, no? Come fai a essere sempre così materialista?».
«Sul serio?».
«Io prendo la bionda, tanto quella che puzza è presa».
«Salvo, sei rivoltante».
«Fate come vi pare, per me una vale l’altra».
«Allora io prendo quella che non sta con il cellulare in mano e quella te lalasciodicuoreavràunbelcervelloEHY, buonasera».
«Signori, queste sono Naomi…».
«Ciao, sono Jessica».
«IO SONO GIORGIA!».
«Belli regà, sono Chiara».
«SONO UNA DONNA!».
«I miei amici invece sono Salvo, Luigi e Matteo».
«SONO UNA MADRE!».
«Molto lieto».
«Piacere».
«Ciao».
«SONO CRISTIANA!».
«Mi piace questa Giorgia».
«Le ragazze pensavano di unirsi al nostro tavolo».
«E che problema c’è? Basta prendere delle sedie».
«Ho già dato disposizioni al cameriere, anzi eccolo ».
«Permesso… scusi…».
«Si figuri».
«E quindi? Di dove siete? Che fate nella vita?».
«Vòi pure er codice fiscale?»
«Giorgia, e dai, non essere antipatica. Scusatela, è che da quando ha sentito cinghiamattanza in radio le è partito un neurone ed è diventata un po’ aggressiva».
«A Chiarè che cazzo dici? Sarai mejo te che fai le lotte pe’ l’asterisco sui volantini e dai! Ma che è? Ciao a tuttasterisco, compagnasterisco andiamo unitasterisco per
la lotta…Io non so n’asterisco. Io SONO ITALIANA».
«Scusate, ma Jessica parla pure o fa solo selfie?».
«Guarda che te sento, amò. Faccio l’instagrammer influencer a tratti videomaker freelance. Devo stare sul pezzo».
«Naomi, tu di dove sei?».
«Io poco Italia, scusa accento. Vengo Marocco».
«Ma che fa una instagrammer influencer e tutta quella roba?».
«Matteo, vedi che sei arretrato? Praticamente ha dei follower che la seguono e guardano gli aggiornamenti della sua vita e le aziende pagano per fare in modo che si veda che lei utilizzi i loro prodotti».
«Mphf, meglio i prodotti italiani».
«Ammazza come sei skillato, amò. Luigi, ?».
«Salvo, ti prego. E che fai in Italia?».
«Mio papà, grande catena alberghi… Vole… vole?».
«Sì, Luigi. È che mi piace stare al passo con i tempi. Leggo tutto su internet, mi aggiorno e scopro quello che non vogliono dirci».
«Vuole».
«Ma chi è che non vuole dirci qualcosa?».
«…Loro…».
«Loro chi?».
«Grazie. Vole apre albergo a Roma e io lo ssprevisiono. Suppervon… io controllo».
«…Gli altri!».
«Oddio, ti prego, non dirmi che sei uno di quelli che crede che tutto sia un complotto».
«Sì… Chiara, giusto? Luigi va fuori di testa per gli Splendidi e tutte quelle altre cazzate».
«Gli Illuminati, Matteo. Gli Illuminati. E poi non sono cazzate! Pensa all’undici settemb…».
«No!».
«No Luì, hai rotto il cazzo».
«Quindi sei in Italia per lavor… No Luì, no. Hai rotto il cazzo».
«…».
«…».
«…».
«…».
«Selfie?».
«Ma si va, facciamoci un selfie».

Click.


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