Note a margine #4. Le bimbe di Conte

voce-del-verbo-conte

Illustrazione di Giorgio B. Scalia

 

Durante questa quarantena infinita sono due le cose che noi italiani abbiamo scoperto. La prima è stata la riscoperta identitaria come popolo di mematori di successo – rimane straordinaria quella del povero Maya dislessico che confonde la data della fine del mondo scrivendo 2012 invece che 2020.
La seconda è l’eccitazione irrefrenabile che proviamo nell’osservare l’uomo forte a lavoro. Qualcuno si sente costretto a identificarlo in Salvini – ormai, forse più per abitudine che per altro – mentre il 70% di noi lo individua in Conte (dati semi-seri IPSOS).
E questo spiana la strada ad una pletora di domande tipo: potevo nascere omosessuale per provarci? Mi avrebbe accettato, in quel caso? Quali sono i requisiti minimi per candidarsi nello staff di Casalino? Basta diventare influencer o non accetta nessuno che non sia stato almeno una volta dalla Venier? Ma soprattutto: perché nei momenti di crisi proviamo un’irrefrenabile attrazione verso gli uomini forti?

In quest’articolo proverò a rispondere a queste domande. Anzi, diciamo che per le prime me la cavo con una certa semplicità perché Conte è un etero dichiarato, la mia zona grigia tende verso l’eterosessualità e piuttosto che lavorare con Casalino preferisco deturparmi il corpo in maniera definitiva.
Il che ci lascia all’unico, grande interrogativo… Perché, nella storia, nei momenti di difficoltà ci affidiamo a personalità decise e autoritarie?
E io che cazzo ne so, verrebbe da chiedersi. Forse riuscirei a ragionare meglio se fossi, non so, qualcuno in grado di provare una passione più forte per il nostro Giuseppe nazionale… qualcuno che lo veneri, qualcuno (non Casalino) che lo segua ovunque: sui TG, nelle conferenze stampa, nelle dirette Faceb… ho trovato: sarò una Bimba di Conte.

Ke poi devo dì tesò che vestinne i panni non è manco troppo difficile considera, tipo viene naturale a ‘na certa. E quindi amò penso che l’uomo forte faccia presa un po’ perché…

No, non si può fare.
Facendo i seri, la tendenza dell’essere umano a raggrupparsi dietro qualcuno che sappia il fatto suo sembra qualcosa di ancestrale, in realtà. Come la discussione su quale sia la forma di governo più corretta per amministrare gli Stati. Erodoto nelle sue Storie, ad esempio, fa discutere Otane, Megabizo e Dario su quale sia la forma di governo più adatta ed è interessante notare come, spiegata da Dario, la monarchia (quindi il governo di uno su molti) risulti apprezzabile in determinati contesti.
Di certo, storicamente parlando, in ogni situazione critica la cosiddetta democrazia ha vacillato e chi chiedeva i famosi “pieni poteri” di rado non è stato accontentato. Sintomatico l’esempio americano: gli statunitensi non hanno MAI cambiato il loro Commander in Chief durante una guerra. Ogniqualvolta gli USA si sono trovati “dichiaratamente” in guerra contro un’altra nazione, il popolo ha sempre riconfermato il presidente con cui quella guerra è stata iniziata. Emblematico il caso di Franklin D. Roosevelt, unico momento della storia americana in cui si arrivò fino al quarto mandato consecutivo (teoricamente neanche permesso dalla costituzione ma, sapete, in quel periodo c’era boh, non so, tipo la Seconda Guerra Mondiale?), conclusosi solo con la sua morte – tra l’altro.

Forse è la paura che ci fa cedere le nostre libertà, che ci fa scendere a compromessi. Paura del caos che comporterebbe cambiare comandante in capo in una guerra, paura che gli ebrei ci rubino i soldi, paura che una malattia ad alto tasso di mortalità possa mettere a rischio il nostro Sistema Sanitario Nazionale, tipo.
E non serve andare così lontano per vedere gli effetti dirompenti del terrore, quando il terrore è diffuso. Vedete alla voce: quel dittatore di merda di Orban.

E non fraintendetemi, eh? A me Conte sta particolarmente simpatico: chiunque abusi dei suoi poteri per fare il culo a Salvini in diretta nazionale a suon di cartavetrata in ogni sfintere che Dio gli ha creato ha tutto il mio supporto, la mia stima e il mio rispetto.
Sono gli italiani che, tanto per cambiare, mi spaventano. Perché quando la paura prende il sopravvento, pur di non morire, credo che potremmo essere capaci di scendere a qualsiasi compromesso. E allora ben venga l’app che ci dica se stiamo stati a meno di cinque metri da un positivo al Covid19, ben venga la clausura prolungata dentro casa perché uscire può mettere a rischio la vita delle persone che amo, e mi va anche bene non salire su un tetto a fare una grigliata, passare la Pasqua da solo, la geolocalizzazione coatta, l’obbligo di identificarmi e di specificare le mie intenzioni, il mio percorso , la strada che farò insieme a numeri di persone a me intime per permettere agli infiniti posti di blocco disseminati ovunque di verificare che io non stia dicendo una bugia.

Mi va bene tutto perché ho paura, perché la martellante pubblicità sui canali nazionali e non mi spaventa, perché il marketing del Parmigiano Reggiano mi dice di stare a casa, perché Zanardi non c’ha un cazzo da fare se non confortarmi alla TV e perché Burioni è diventato ospite fisso da Fazio al pari di Brignano.
Ok, mi va bene tutto. Mi volevate spaventato? Ce l’avete fatta. Volevate che cedessi la mia libertà, la mia privacy, i miei diritti per “un bene superiore”? Ok, ce l’avete fatta. Volevate che stessi in un carcere privato, insieme ad altri detenuti per “salvare la Nazione”? D’accordo, d’accordo.

Ma che siano chiare cinque cose:

  1. Sappiate che stiamo rinunciando a determinate libertà, ma che lo stiamo facendo “a tempo”.
  2. La paura del virus, unita al rischio di morire, non supererà mai la paura di vivere in gabbia per il resto delle nostre vite.
  3. Le libertà che stiamo cedendo, dovranno esserci restituite. In toto.
  4. Gli uomini forti, quando non cedono il potere a emergenza finita, finiscono tutti appesi.
  5. La madre di Orban gonfia banane giganti, a mazzi da sei.

Anche se la situazione è difficile, anche se si protrarrà per mesi, non dimentichiamo cosa vuol dire essere liberi – perché prima o poi dovremo tornare a esserlo, torneremo a esserlo. Ma se qualcuno dovesse decidere d’impedircelo con qualsiasi scusa, per qualsiasi ragione… a quel punto non dimentichiamoci di chi è morto per regalarci la libertà.

E, almeno in quel caso, non dimentichiamoci di non aver paura.

 

di Alessio Zaccardini


Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...