Note a margine #5. Aisha Romano

Illustrazione di Giorgio B. Scalia

Nota della redazione: se sei un analfabeta funzionale, forse è meglio non continuare a leggere. Confidiamo nell’intelligenza dei nostri lettori.

Quella stronza di Silvia Romano è stata liberata. Io non ho parole, siamo alla frutta. Ormai non ci si può più fidare neanche degli integralisti islamici. Posso capire la questione economica – qualche milione fa gola a tutti – ma hai la fortuna di rapire una ragazza indipendente che ha deciso di andare a fare volontariato in Africa invece di perdersi nella sana mondanità occidentale e tu che fai? La liberi per due spicci? Ma la devi ammazzare, Silvia Romano, in pubblica piazza la devi ammazzare! Colpo in testa, video, due cazzate su Maometto per fare colore e via, risolto. Tutto il popolo italiano costernato, e hai portato a casa la pagnotta. Perché se la liberi dietro riscatto (follia), quando torna in Italia è inevitabile che verrà attaccata dagli uomini per come si veste, per quanto c’è costata, per le sue scelte. E questo è un pericolo.

Perché se per sbaglio le donne cominciassero a notare che negli ultimi sedici anni si è fatta polemica solo quando sono stati liberati ostaggi femminili, sarebbe un problema. Se per sbaglio le donne capissero che gli attacchi al modo di vestire sono infantili e figli di un retaggio che le vuole (giustamente) sottomesse al patriarcato dilagante, strutturati in modo tale da farle sentire inadeguate e deboli, sarebbe uno stracazzo di problema.
Ma voi, che insultate Silvia Romano, capite il rischio delle vostre azioni? Dovete osannarla Silvia, che se per sbaglio queste fanno click con la testa e aprono gli occhi sono cazzi acidi per tutti. Aò, ma io mica ho firmato per nascere maschio così, de botto, senza senso. La natura mi ha affidato questo
privilegio? E io me lo tengo, fanculo. Viva la selezione naturale.
Pensate che mondo assurdo ci troveremmo a vivere se, che ne so, ogni volta che dicessimo alla NOSTRA ragazza: «Non è che ti sei vestita da mignotta? Cambiati, va», queste non abbassassero gli occhi e cominciassero a rispondere quelle cazzate femministe alla “Non sono di tua proprietà”, “faccio il cazzo che voglio”, “lo sai che questa è una violenza psicologica”. Aò, a matti, non scherziamo.
Non.
Scherziamo.
Che qui è un attimo che va tutto a puttane.

Già queste vogliono sempre di più e mantenerle sottomesse sta
diventando un inferno, poi vi ci mettete pure voi a insultarle apertamente anche quando non c’è alcun motivo per farlo, ma sarete deficienti? C’avete a disposizione l’intera storia dell’umanità da studiare per capire come si sottomette una donna e ancora fate questi errori del cazzo. Vabbè, ci penso io a farvi qualche reminder comportamentale:

  1. Punto primo, importantissimo: Non siamo MAI E POI MAI noi uomini che le vogliamo sottomesse.
    Bisogna dare SEMPRE la colpa a qualcun altro, possibilmente misterioso e vago. Frasi alla “è il volere di Dio”, “senso del pudore”, “ma non TI vergogni”, “lo so, è sbagliato ma è così” sono ben
    accette e funzionali.
  2. Onorare sempre le feste di merda che abbiamo inventato tipo la festa della donna, la festa della mamma eccetera. Questo contribuirà a darle il contentino mentale e, almeno per quel periodo, ce
    le siamo tenute buone. Mi raccomando, quelli sono GLI UNICI giorni in cui vi potete mostrare solidali con le loro problematiche. “Dovreste guadagnare quanto noi”, “è impensabile che una
    donna che abbia il desiderio di diventare madre perda il posto di lavoro” e cazzate simili, a rotella. Se vi scappa da ridere andate al bagno per cinque minuti, sciacquatevi la faccia e poi tornate a
    essere comprensivi. MI RACCOMANDO, i migliori risultati si ottengono se mostrate alle vostre ragazze dei video di altre ragazze che decidono di festeggiare l’otto marzo andando a degli spogliarelli maschili o in discoteca; in quei momenti dovete sottolineare come “se continua così non ce la faranno mai”, in modo da fiaccare il loro spirito e mostrarvi al contempo comprensivi. Il giorno dopo si saranno già dimenticate tutto, del resto sono esseri inferiori.
  3. Se una ragazza OSA rispondervi in pubblico davanti ad altre donne, state attenti perché la situazione è rischiosa (una donna che alza la testa è sempre un pericolo). Ma tranquilli, vi basterà fare dei commenti a cazzo sul suo outfit (tanto nessuno sa un cazzo di outfit, ma il suo è ridicolo) per screditare la sua opinione agli occhi di tutti. Un paio di ore e sarà solo una sfigata, se porta gli occhiali il tempo si riduce ad un’ora e venti.
  4. Se una donna va troppo oltre e non molla dopo i primi tre punti, la situazione si fa più complicata. In passato era più semplice perché bastava applicare il punto uno e bruciarle, ammazzarle a sassate o
    sparargli appellandosi al Diritto d’onore. Ma adesso “l’evoluzione” sembra che ci stia togliendo tutte le gioie della vita quindi dobbiamo essere più sottili: tocca ammazzarle di botte dentro casa,
    segregarle e ammazzarle di botte. Tanto poi c’è sempre qualche titolista dalla nostra parte che ci protegge, sottolineando a livello subliminale che è giusto picchiare le donne se le motivazioni sono
    buone:
    https://www.facebook.com/PuglisiPD/photos/a.1121815294509700/3164088873615655/?type=3
    &theater
  5. MAI E POI MAI uscire allo scoperto insultando una donna in vista, tanto meno se famosa o ad alto rischio di assurgere a simbolo del femminismo. Vi ricordate il casino che è successo con Ipazia?
    Ancora stiamo a parlà de ‘sta stronza che “voleva fare la scienziata, LEGGERE”, ‘sta mignotta. Lì bastava dirle che era una donna e che Dio non era d’accordo, punto, ce l’eravamo tolta dalle palle
    per sempre. Invece i nostri colleghi dell’epoca l’hanno ammazzata a sassate e 1500 anni dopo ne stiamo ancora parlando. Bisogna essere molto più furbi di così, sennò è un casino.

Adesso, con Silvia Romano, dobbiamo limitare i danni. Dobbiamo inneggiare a lei, ringraziarla, abbracciarla, consolarla. Guardate Storace quant’è disinvolto nel farle i complimenti, imparate dai migliori.
Perché se per sbaglio queste capiscono che le stiamo prendendo per il culo da seimila anni, sono cazzi. Se per sbaglio decidono che è giunto il momento della resa dei conti, che è necessario manifestare a oltranza, che questo paese si deve fermare finché non verranno riconosciute come pari… è un casino. Vi immaginate un presidio stabile a oltranza nel centro di Roma fatto da milioni di donne? Lo voglio proprio vedere il ragazzetto di 21 anni del reparto celere che comincia a manganellare sua nonna in prima fila
perché glielo ordina il comandante. Al primo “Roberto, se non te levi quando vieni a casa mi senti” si squaglia sul posto.
Vi prego, smettete d’insultare Silvia Romano e seguite le mie linee guida, così fra un paio di mesi ce la siamo dimenticata e possiamo tornare alla normalità. Boh, non capisco perché non ci arriviate, onestamente. Sarà che a me, le donne, quando perdono la pazienza e si organizzano, fanno sempre una paura bestiale.
Immaginate se decidessero, questa volta, di non fermarsi.

di Alessio Zaccardini


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