Rosa tra i pesci

piscina
Illustrazione di Martina Barbini

 

«Rosa, ti ho già detto che non si fa. Non si battono le mani sul vetro».
Guardo la mamma e poi guardo il vetro. Perché non posso fare così? Come li chiamo i pesci? La mamma continua a sgridarmi e io sono triste. Voglio andarmene da sola a fare un giro.
«Rosa, non ti allontanare troppo».
La voce della mamma sembra stanca. La saluto agitando le mani, poi mi allontano.
Io, mamma, papà e fratellino siamo venuti in vacanza in una città molto calda, di nome Valencia. Oggi mi hanno portata in questo grosso parco con dentro tanti pesci che vengono da tutto il mare. Ci sono anche le foche, le piovre, gli squali e tantissimi altri pesciolini. Sono felicissima perché mi sembra di vivere in fondo al mare. Mi sento la Sirenetta. Ho la faccia schiacciata sul vetro; un signore si avvicina e mi sgrida con parole strane. È vestito in modo buffo, mi ricorda i vigili con la paletta che ti fanno passare o ti fermano in mezzo alla strada. Divento tutta rossa e scappo via in cerca di un rifugio tutto per me.
Mamma e papà rimangono indietro con Luca: lui non sa camminare e sta ancora nel passeggino e guardare i pesci da lì. Sorridono, gli fanno facce strane e lui ride battendo le manine; gli fanno un sacco di foto col telefono. Li guardo da lontano e faccio una linguaccia. Odio essere fotografata e sono contenta di scappare dove voglio.
Vedo la vasca dei pesci tropicali e li guardo nuotare: gonfio le guance e provo a imitarli muovendo le braccia su e giù. Una signora accanto a me sta parlando a bassa voce. Parla di colori, di alghe, di scogli. Mi piace ascoltare quel che dicono i grandi: raccontano storie bellissime e sembrano conoscere i segreti di tutto il mondo.
Oggi la mamma mi ha messo un vestito azzurro con tanti ciuffetti e dei delfini. Vorrei tanto nuotare con questi pesci colorati e fare mille capriole.
Ci sono sempre dei cartelli vicino alle vasche. Cerco di capire cosa c’è scritto, ma non conosco nessuna di queste parole. Chissà come si chiamano, quando vanno a nanna e se vengono da tanto lontano. Mi stanco e vado via.
Questo parco è davvero strano: ci sono tante stanze nascoste e tutte buie sotto terra, e altre che invece stanno fuori con il cielo azzurro. Fa caldo oggi, c’è molto sole.
Adesso sono vicina agli squali. Ma quanto sono grandi? Non sono così belli come dice la canzoncina che canta sempre maestra Lucia; li fisso fino a quando uno di loro, con un nasone che mi ricorda un martello, si avvicina a me aprendo la bocca e mi fa vedere i suoi denti enormi: corro subito via per lo spavento. Senza sapere dove vado, esco e mi trovo all’aria aperta.
Sento il mio nome, riconosco la voce della mamma.  Cammino svelta e mi allontano più che posso.

Ci sono i granchi di mare. Ce n’è uno gigantesco, è grosso come un televisore. Si muove con le sue lunghe zampe, e le chele sopra la testa: sposta piano l’acqua; deve esserci un grande silenzio lì dentro. Mi piace pensare a una casa senza suoni: gioco con questi mostri degli oceani, muovendo piano le braccia e le gambe come fanno loro. Vorrei vivere qui per sempre.
Non mi piace più stare a casa. Odio le urla di Luca, la mamma corre sempre e lo prende in braccio, e non si accorge dei disegni che le faccio con tanto amore. Ogni volta che, per colpa di Luca, mamma e papà vengono a prendermi a scuola tardissimo, io stringo forte la mano della maestra Lucia e non vorrei più lasciarla.
Quando mangiamo gli danno sempre il mio bavaglino, le mie posate e il mio bicchiere preferito. Io devo usare altre cose più difficili perché ormai sono grande. La sera aspetto sempre che mamma e papà mi leggono una storia, ma invece mi danno un bacio sulla fronte, dicono «Buonanotte, principessa» e se ne vanno. Sono molto triste da quando è nato Luca. Davanti a tutti questi pesci, invece, sono felice. Mi guardano con i loro occhietti, nuotano come piume e mi accarezzano la mano quando la passo sul vetro. Vedo la vasca delle meduse: bianche, piccole e luccicanti. Sembrano dei fiori che cadono nell’acqua. Ho sonno, voglio dormire, ma le saluto e vado via.

Cammino fuori da tanto tempo, in giro non vedo né mamma né papà. Ci sono tante persone, ma non le conosco. Poi, un rumore forte fa tremare le vasche. Un tuono. Il sole non c’è più e sta cominciando a piovere. Guardo in su, ci sono tante nuvole nere e brutte.
Non vedo dove vado e scivolo su qualcosa. Cado a terra e mi trovo a gambe per aria, scoppio a piangere e chiamo la mia mamma, ma non c’è nessuno con me. Sono sola. Tutti sono scappati dentro, per nascondersi dal temporale. Sento freddo e mi stringo nel vestito. Non so dove andare. Ho tanta paura. Mi tiro su e cammino su questo strano pavimento tutto fatto di sassi. All’improvviso, sento un forte rumore di acqua. Come quando apro il rubinetto e non lo chiudo, facendo tanti schizzi con le mani e mamma si arrabbia.

Giro su me stessa e vedo una vasca aperta vicino al chiosco dei panini. Conto fino a dieci e mi trovo subito lì. Certo che è davvero grande questa vasca! Come la piscina della scuola. Mi avvicino, ma ancora non vedo bene cosa galleggia nel blu.
Batto sul vetro per farlo venire. «E tu chi sei?». Allora, lui nuota verso di me e si mette davanti alla mia faccia. Mentre si avvicina capisco che è un pesciolone. Poi si mette accanto al vetro e lo vedo benissimo, con la sua faccia simpatica e la sua pelle grigia. «Sei un delfino, come quelli che ho sul vestito!». Sono così contenta che batto le mani; rimango fermissima a studiare i suoi movimenti. Sembra un ballerino, gira su se stesso e fa delle piccole piroette. «Ti prego, vieni qui. Io mi chiamo Rosa, sono tua amica. Tu come ti chiami?». Non mi risponde, ma dalla testa fa uscire tantissime bolle.
«Mi insegni a respirare sott’acqua?». Sfiora la superficie, poi scende sul fondo. Mi avrà sentito? Mi guardo intorno e vedo una scaletta che arriva al bordo della grande vasca. Salgo e faccio attenzione a non scivolare, le scale sono tutte bagnate di pioggia. Quando sono sul bordo allungo il braccio e muovo la mano dentro l’acqua.
«Rosa!». La voce della mamma mi fa arrabbiare. Non voglio andarmene via, voglio stare qui ancora un po’! Il delfino sale di nuovo su e spruzza l’acqua verso di me.
«Ehi, così mi bagni tutta». Rido. Lui salta fuori dall’acqua e fa le capriole, vuole giocare con me. Allora mi do una spinta e mi tuffo con gli occhi chiusi come faccio in piscina, ma non ho i miei braccioli, e vado giù. Sempre più giù.
Vedo la mamma che mi chiama e colpisce la parete della vasca, e io penso: «Mamma, che fai? Non si battono le mani sul vetro».

 


 

Arianna Cislacchi ha 28 anni, è nata ad Albenga ma vive a Torino dai tempi dell’università. Lavora come educatrice in una scuola e nel tempo libero legge e dipinge.
Si definisce fieramente nerd e ha un gatto nero bipolare di nome Merlino.
Nei prossimi mesi usciranno dei suoi racconti inediti su
Narrandom, Spore rivista e sull’antologia edita da Historica edizioni Racconti dal Piemonte 2020.


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